La lotta al disagio sociale, alle malattie, alla povertà, all’esclusione, all’emarginazione ed all’insicurezza dei Cittadini rappresenta un fattore decisivo per lo sviluppo armonico dell’intera società ed un indubbio risparmio per la spesa pubblica.
Oltre il 60% del bilancio della Regione Campania è impegnato per la Sanità ed il Sociale, mentre 100 miliardi di Euro vengono spesi, per lo stesso motivo, dallo Stato italiano, senza calcolare i danni correlati alle varie forme di disagio.
L’elezione dei Consigli Comunali, Provinciali e Regionali rappresentano, quindi, un momento centrale per la definizione di un Programma per le Politiche Sanitarie e Sociali, che rischia, come in passato, di restare appannaggio strumentale e legato all’evento propagandistico-elettorale della classe politica.
Lo scrivente ritiene, invece, che ai Cittadini non può più essere demandato un semplice ruolo passivo di elettori deleganti.
Ai Cittadini spetta un ruolo attivo quale “Protagonisti” della propria vita e della propria condizione sociale.
A partire dalla Legge Quadro 328/2000, sono ormai innumerevoli le norme di legge che sanciscono il ruolo centrale dei Cittadini comuni nella fase di analisi, progettazione, concertazione e verifica dei Pubblici Servizi, in linea, per altro, con lo stesso art. 118 della Costituzione circa il valore “dell’azione sussidiaria dei Cittadini, che Stato, Regioni, Province e Comuni devono favorire nell’interesse della collettività”.
L’esperienza di tutti questi anni, invece, non fa che confermare una cultura superata e disastrosa della politica, fondata sulla gestione della Cosa Pubblica esclusivamente riservata ai politici amministratori ed ai funzionari addetti, con il grave limite, nel migliore dei casi, di una visione parziale e riduttiva dei bisogni sociali, misconoscendo, di fatto, il ruolo dei comuni Cittadini quale reale ed insostituibile “risorsa” per la compiuta definizione e realizzazione di efficaci politiche sociali.
La storia dell’associazionismo, ormai da molti anni, ha dimostrato come i Cittadini non sono stati sinora con le mani in mano, assumendo in proprio ruoli ed azioni in merito a risposte reclamate dai Cittadini riguardo a bisogni colpevolmente non soddisfatti dalle Istituzioni.
Contemporaneamente, le Associazioni di Volontariato, in tutti i settori sociali, hanno saputo rilevare i bisogni e richiamare, all’occorrenza, le Istituzioni ad assolvere il loro compito di protezione ed assistenza, rivendicando, con sempre maggior forza, un ruolo di piena partecipazione attiva dei Cittadini alle fasi di identificazione dei bisogni e analisi, proposta e verifica dei Servizi resi alla collettività.
Per questa ragione ritengo che il prossimo appuntamento elettorale debba dare un forte e concreto segno di discontinuità rispetto al rapporto con la società civile, passando dalle politiche fatte “per i Cittadini”, alle politiche fatte “con i Cittadini”, anche a partire dal coinvolgimento democratico dei comuni Cittadini alla definizione dei programmi e delle persone più adatte a realizzarli.
Quindi, anche con forme di “Preselezione dei Candidati” che non lascino un compito così delicato alle sole segreterie dei partiti ed ai poteri forti.
Chiedo, pertanto, alle Organizzazioni Politiche di sottoscrivere un “Patto Sociale” per realizzare concretamente la democrazia partecipata ed un “Diverso metodo di gestione della Cosa Pubblica”, che dovrà essere parte integrante di qualsiasi programma politico ed in futuro dell’azione di governo.
PATTO SOCIALE
1. Realizzare la “Democrazia Partecipata -> Civicrazia”, attraverso il contributo attivo dei Cittadini singoli od organizzati, con formule che ne prevedano il formale ed istituzionale potere di concertazione, nel rispetto delle leggi dello Stato attualmente in vigore e degli istituti di partecipazione popolare (L.42/1990, L.229/2000, L.328/2000, Art.118 della Costituzione della Repubblica Italiana).
PATTO SOCIALE
1. Realizzare la “Democrazia Partecipata -> Civicrazia”, attraverso il contributo attivo dei Cittadini singoli od organizzati, con formule che ne prevedano il formale ed istituzionale potere di concertazione, nel rispetto delle leggi dello Stato attualmente in vigore e degli istituti di partecipazione popolare (L.42/1990, L.229/2000, L.328/2000, Art.118 della Costituzione della Repubblica Italiana).
2. “Preselezionare gli amministratori pubblici in base a competenza, esperienza e professionalità in specifiche attività che possano essere concretamente riconducibili alle qualità ed alle competenze che un pubblico amministratore deve possedere.
3. Vivere concretamente, momenti formativi sul disagio sociale, sia in “Incontri” con i Cittadini utenti, che attraverso periodi di “Tirocinio” presso centri di assistenza, cura e riabilitazione, al fine di meglio comprendere i bisogni delle persone svantaggiate e predisporre con maggiore competenza l’organizzazione dei servizi.
4. Realizzare un “Osservatorio Permanente” sul Disagio Sociale e la Sicurezza, integrando le competenze degli Uffici Pubblici e delle Forze dell’Ordine, con quelle delle Organizzazioni di Volontariato e di Tutela dei Diritti dei Cittadini.
5. Realizzare una reale rete integrata dei “Servizi Socio Sanitari”, attraverso la costituzione di “Team Territoriali di prevenzione e presa in carico delle persone fragili”, prevedendo l’azione sinergica dei vari Servizi Socio sanitari pubblici e del privato sociale coinvolti, garantendo sistematici momenti di incontro tra tutti gli operatori impegnati per la definizione di casi e procedure.
6. Realizzare un vero e proprio “Piano Regolatore Sociale”, con politiche di prevenzione primaria degli stati di disagio sociale, attraverso programmi integrati di politiche sociali finalizzate al sostegno della famiglia, della piena occupazione, all’offerta di strutture socializzanti, all’accesso alla formazione ed alla cultura, alla cura di un ambiente ecologicamente sano, concordate tra tutte le varie Istituzioni.
7. Programmare un “Confronto Sistematico” ed un’azione sinergica finalizzata all’eliminazione delle cause di emarginazione ed esclusione sociale, di malattia e di dipendenza.
8. “Elevare la qualità dei Servizi” resi, sia dalle Istituzioni, che dal Privato Sociale attraverso forme di monitoraggio e valutazione effettuate con il contributo e la partecipazione diretta dei Cittadini (collaudo civico dei Servizi).
9. “Procedere al superamento degli interventi in emergenza” attraverso adeguate politiche di prevenzione che riducano gli stati di disagio sociale e la loro cronicizzazione, partendo da un’attenta analisi del bisogno e fissando obiettivi a breve, medio e lungo termine che motivino e responsabilizzino dirigenti ed operatori.
10. Assumere quale prassi corrente la “Presa in carico della persona e dei gruppi fragili ed a rischio di emarginazione ed esclusione sociale”, attraverso l’affidamento ad un “Tutor Personale”, sino alla completa risoluzione dei problemi che hanno determinato lo stato di disagio, dando pieno sviluppo, per la Sanità, all’assistenza territoriale e domiciliare.
11. Trasformare Servizi, Uffici pubblici e del Privato Sociale da luoghi riservati ad esclusivo uso degli addetti ai lavori a “Strutture aperte ai Cittadini ed alla partecipazione di volontari per il miglioramento dei Servizi”, a cominciare dall’inserimento di rappresentanti delle associazioni di volontariato negli Uffici di Programmazione Sanitaria e Sociale.
12. Destinare gran parte della quota finalizzata alle politiche sociali ai “Programmi dei Piani di Zona”.