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sabato 16 aprile 2011

ELEZIONI E DEMOCRAZIA PARTECIPATA - PATTO SOCIALE

La lotta al disagio sociale, alle malattie, alla povertà, all’esclusione, all’emarginazione ed all’insicurezza dei Cittadini rappresenta un fattore decisivo per lo sviluppo armonico dell’intera società ed un indubbio risparmio per la spesa pubblica.
Oltre il 60% del bilancio della Regione Campania è impegnato per la Sanità ed il Sociale, mentre 100 miliardi di Euro vengono spesi, per lo stesso motivo, dallo Stato italiano, senza calcolare i danni correlati alle varie forme di disagio.
L’elezione dei Consigli Comunali, Provinciali e Regionali rappresentano, quindi, un momento centrale per la definizione di un Programma per le Politiche Sanitarie e Sociali, che rischia, come in passato, di restare appannaggio strumentale e legato all’evento propagandistico-elettorale della classe politica.
Lo scrivente ritiene, invece, che ai Cittadini non può più essere demandato un semplice ruolo passivo di elettori deleganti.
Ai Cittadini spetta un ruolo attivo quale “Protagonisti” della propria vita e della propria condizione sociale.
A partire dalla Legge Quadro 328/2000, sono ormai innumerevoli le norme di legge che sanciscono il ruolo centrale dei Cittadini comuni nella fase di analisi, progettazione, concertazione e verifica dei Pubblici Servizi, in linea, per altro, con lo stesso art. 118 della Costituzione  circa il valore “dell’azione sussidiaria dei Cittadini, che Stato, Regioni, Province e Comuni devono  favorire nell’interesse della collettività”.
L’esperienza di tutti questi anni, invece, non fa che confermare una cultura superata e disastrosa della politica, fondata sulla gestione della Cosa Pubblica esclusivamente riservata ai politici amministratori ed ai funzionari addetti, con il grave limite, nel migliore dei casi, di una visione parziale e riduttiva dei bisogni sociali,  misconoscendo, di fatto, il ruolo  dei comuni Cittadini quale reale ed insostituibile “risorsa” per la compiuta definizione e realizzazione di efficaci politiche sociali.
La storia dell’associazionismo, ormai da molti anni, ha dimostrato come i Cittadini  non sono stati sinora con le mani in mano, assumendo in proprio ruoli ed azioni in merito a risposte reclamate dai Cittadini riguardo a bisogni colpevolmente non soddisfatti dalle Istituzioni.
Contemporaneamente, le Associazioni di Volontariato, in tutti i settori sociali, hanno saputo rilevare i bisogni e richiamare, all’occorrenza, le Istituzioni ad assolvere il loro compito di protezione ed assistenza, rivendicando, con sempre maggior forza, un ruolo di piena partecipazione attiva dei Cittadini alle fasi di identificazione dei bisogni e analisi, proposta e verifica  dei Servizi resi alla collettività. 
Per questa ragione ritengo che il prossimo appuntamento elettorale debba dare un forte e concreto segno di discontinuità rispetto al rapporto con la società civile, passando dalle politiche fatte “per i Cittadini”, alle politiche fatte  “con i Cittadini”, anche a partire dal coinvolgimento democratico dei comuni Cittadini alla definizione dei programmi e delle persone più adatte a realizzarli.
Quindi, anche con forme di “Preselezione dei Candidati” che non lascino un compito così delicato alle sole segreterie dei partiti  ed ai poteri forti.
Chiedo, pertanto, alle Organizzazioni Politiche di sottoscrivere un “Patto Sociale” per realizzare concretamente la democrazia partecipata ed un “Diverso metodo di gestione della Cosa Pubblica”, che dovrà essere parte integrante di qualsiasi  programma politico ed in futuro dell’azione di governo.
PATTO SOCIALE
1.                 Realizzare la “Democrazia Partecipata -> Civicrazia”, attraverso il contributo attivo dei Cittadini singoli od organizzati, con formule che ne prevedano il formale ed istituzionale potere di concertazione, nel rispetto delle leggi dello Stato attualmente in vigore e degli istituti di partecipazione popolare (L.42/1990, L.229/2000, L.328/2000, Art.118 della Costituzione della Repubblica Italiana).
2.                 “Preselezionare gli amministratori pubblici in base a competenza, esperienza e professionalità in specifiche attività che possano essere concretamente riconducibili alle qualità ed alle competenze che un pubblico amministratore deve possedere.
3.                 Vivere concretamente, momenti formativi sul disagio sociale, sia in “Incontri” con i Cittadini utenti, che attraverso periodi di “Tirocinio” presso centri di assistenza, cura e riabilitazione, al fine di meglio comprendere i bisogni delle persone svantaggiate  e predisporre con maggiore competenza l’organizzazione dei servizi.
4.                 Realizzare un “Osservatorio Permanente” sul Disagio Sociale e la Sicurezza, integrando le competenze degli Uffici Pubblici e delle Forze dell’Ordine, con quelle delle Organizzazioni di Volontariato e di Tutela dei Diritti dei Cittadini.
5.                 Realizzare una reale rete integrata dei “Servizi Socio Sanitari”, attraverso la costituzione di “Team Territoriali di prevenzione e presa in carico delle persone fragili”, prevedendo l’azione sinergica dei vari Servizi Socio sanitari pubblici e del privato sociale coinvolti, garantendo sistematici momenti di incontro tra tutti gli operatori impegnati per la definizione di casi e procedure.
6.                 Realizzare un vero e proprio “Piano Regolatore Sociale”, con politiche di  prevenzione primaria degli stati di disagio sociale, attraverso programmi integrati di politiche sociali finalizzate al sostegno della famiglia, della piena occupazione, all’offerta di strutture socializzanti, all’accesso alla formazione ed alla cultura, alla cura di un ambiente ecologicamente sano, concordate tra tutte le varie Istituzioni.
7.                 Programmare un “Confronto Sistematico” ed un’azione sinergica finalizzata all’eliminazione delle cause di emarginazione ed esclusione sociale, di malattia e di dipendenza.
8.                 “Elevare la qualità dei Servizi” resi, sia dalle Istituzioni, che dal Privato Sociale attraverso forme di monitoraggio e valutazione effettuate con il contributo e la partecipazione diretta dei Cittadini (collaudo civico dei Servizi).
9.                 “Procedere al superamento degli interventi in emergenza” attraverso adeguate politiche di prevenzione che riducano gli stati di disagio sociale e la loro cronicizzazione, partendo da un’attenta analisi del bisogno e fissando obiettivi a breve, medio e lungo termine che motivino e responsabilizzino dirigenti ed operatori.
10.             Assumere quale prassi corrente la “Presa in carico della persona e dei gruppi fragili ed a rischio di emarginazione ed esclusione sociale”, attraverso l’affidamento ad un “Tutor Personale”,  sino alla completa risoluzione dei problemi che hanno determinato lo stato di disagio, dando pieno sviluppo, per la Sanità, all’assistenza territoriale e domiciliare.
11.             Trasformare Servizi, Uffici pubblici e del Privato Sociale da luoghi riservati ad esclusivo uso degli addetti ai lavori a “Strutture aperte ai Cittadini ed alla partecipazione di volontari per il miglioramento dei Servizi”, a cominciare dall’inserimento di rappresentanti delle associazioni di volontariato negli Uffici di Programmazione Sanitaria e Sociale.
12.             Destinare gran parte della quota finalizzata alle politiche sociali ai “Programmi dei Piani di Zona”.

PROGETTO BAGNOLI

L’area di Bagnoli può realisticamente aspirare ad ospitare grandi manifestazioni nazionali ed internazionali della vela e degli sport nautici in generale.
Il destino di Bagnoli, dell’area simbolo della Napoli operaia del secolo scorso, pare legato a doppio filo, ormai, con quello del turismo, degli eventi, degli spettacoli e dello sport.
Il processo di bonifica ambientale, avviato a fatica negli anni scorsi nella ex area industriale di Napoli Ovest, potrebbe subire, proprio grazie a queste attività, una decisa accelerazione.
I tempi di realizzazione delle opere di bonifica sono uno degli elementi decisivi per un rilancio in grande stile di Bagnoli e di tutta l’area metropolitana ad essa collegata.
Gli industriali che offriranno beni e servizi direttamente o indirettamente dovranno godere di incentivazioni per ottenere effetti sull’occupazione.
Le principali tappe per il deciso avvio e realizzazione di tutte le attività collegate (sport - turismo - spettacolo) riguardano tempi e modalità delle opere di bonifica dell’area e della realizzazione delle infrastrutture necessarie allo svolgimento di tutte le attività.
Un Consiglio comunale nuovo, discontiguo rispetto all'attività svolta fin ora, potrà dare una forte accellerazione al processo di trasformazione e realizzazione delle attività produttive, turistiche, artistiche e sportive.

LA TANGENZIALE DI NAPOLI

La Tangenziale di Napoli è l’unica interamente a pagamento in Europa.
Dal 1° Gennaio 2011 per ogni pedaggio i napoletani devono pagare Euro 1,00!
E’ l’ennesima tassa occulta che viene fatta pagare con la connivenza dei potenti di turno.
La Tangenziale fattura circa Euro 6 milioni al mese e quei soldi, che si raccolgono dai napoletani, non vengono investiti in strutture per Napoli, ma vengono inviati dal Gruppo Benetton, che ne è il proprietario, al Nord o investiti in attività finanziarie.
Neanche un Euro resta a Napoli, se non quelli necessari per la manutenzione e gli uffici amministrativi.
La Tangenziale di Napoli DEVE essere restituita a Napoli ed ai napoletani e DEVE essere ridotto il pedaggio ad un costo simbolico, giusto per sostenere le spese.
Con un accesso gratuito alla Tangenziale, il traffico sarà dirottato su questa arteria cittadina, decongestionando la circolazione e riducendo le emissioni nocive che appestano l’aria ed intossicano l’ambiente ed i cittadini.
Se darete la vs. fiducia al M.C.I. Movimento Civico Italiano per andare al governo del Comune di Napoli, la Tangenziale sarà espropriata quale indispensabile infrastruttura di pubblica utilità cittadina.

venerdì 15 aprile 2011

SANITA’ : OBIETTIVO LEGALITA’ - CONTROLLO DEL COMUNE

Errare humanum est, perseverare diabolicum.
"Il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire ai cittadini i servizi fondamentali per il loro benessere sottraendoli all'improvvisazione, alla speculazione ed all'approssimazione a cui rischiano di essere condannati dall’inerzia e dalle scelte sbagliate."
Questa frase è un bellissimo impegno che ci sentiamo ripetere dai politici in ogni campagna elettorale.
Purtroppo, si infrange, miseramente, nel momento in cui una o l’altra parte politica arriva al governo nazionale e/o regionale. Infatti, nel contesto italiano, pur avendo lo Stato un ruolo centrale nella politica sanitaria, la gestione vera e propria è regionale. Ciò comporta una ovvia discrepanza nell’erogazione, sul territorio italiano, delle prestazioni sanitarie.
Il diritto fondamentale del cittadino alla salute, costituzionalmente riconosciuto, comincia a presentare, già da molti anni, diversi punti di crisi e molteplici rischi di riduzione.
Il sistema sanitario pubblico, fondato sui principi di uguaglianza, solidarietà ed equità, subisce, ormai da lungo tempo, il peso di una mancanza di progetto, dell’assoluta inadeguatezza della gestione e di politiche avventuristiche e clientelari.
Ciò ha determinato e continua a determinare una serie di distorsioni identificabili in inefficienza ed inefficacia dei servizi, dotazione ipertrofica e sbilanciata di risorse e conseguente dilatazione della spesa non governata e non governabile, in quanto determinata da un interazione spontanea dei bisogni, della domanda e dell’offerta di servizi e di prestazioni sanitarie.
Gli approfondimenti culturali, economici e politici relativi al mantenimento di un sostanziale equilibrio tra i principi di uguaglianza, solidarietà, ed equità dei sistemi sanitari pubblici e le     dinamiche di spesa introdotte dalle nuove tecnologie sanitarie e   dalle nuove conoscenze    scientifiche, non hanno trovato, nella    nostra realtà, molti cultori, né sul piano professionale, né su quello più squisitamente politico.
Non sono stati realizzati e nemmeno pensati, tutti gli interventi fondamentali per la razionalizzazione del sistema e per il relativo governo. Intendendo per razionalizzazione l’attuazione di una reale ed efficace prevenzione primaria e secondaria, una strutturazione ed organizzazione dei servizi di base come colonna       portante del sistema e filtro reale dei bisogni sanitari primari e, per governo, l’assunzione della programmazione sanitaria, la gestione ed il controllo degli ordinatori di spesa, così come viene chiaramente indicato dagli orientamenti dell'O.M.S.
Gli interventi gestionali, cosiddetti riformatori, negli ultimi anni, si sono limitati ad una mera trasformazione delle UU.SS.LL. in AA.SS.LL.
Ciò, purtroppo, ha cambiato la forma, ma non la sostanza del processo di gestione amministrativa/sanitaria, aggravando i precedenti difetti mediante una sottrazione quasi integrale di autonomia tecnica ed un sostanziale peggioramento del sistema informativo. Politicizzando ancor più le Direzioni Generali delle AA.SS.LL. e delle AA.OO., nonché riformando la Medicina di    Base, propagandata come sviluppo della libertà di scelta del cittadino e recupero di efficienza, ma, arenatasi   immediatamente nei vecchi vizi di separatezza operativa nei confronti della struttura ospedaliera - specialistica e nelle carenze storiche di presidio reale dei bisogni sanitari di base della popolazione, anche per l'assenza dei necessari strumenti e momenti di   verifica.
   Contestualmente, analogamente a tutta la P.A., si è instaurato un determinato e progressivo assalto a tutte le posizioni    del potere sanitario ed amministrativo, come condizione      indispensabile alla eliminazione di ogni autonomia tecnica e   riconduzione di ogni potere decisionale, al potere    politico.
   A copertura di questo “vuoto” progettuale e della distorta e   conseguente ipertrofia dell’offerta clinica e specialistica, si è    inventato “l’allargamento del bacino di utenza”, sulla cui base si è costruita una politica di immagine, emotivamente appagante e politicamente redditizia, ma del tutto irrealizzabile, se non a costi altissimi per la comunità ed a rischio di snaturamento definitivo dei principi e degli obiettivi del servizio sanitario pubblico.
   L’altro aspetto, non inserito nel sistema sanitario pubblico, ma con esso interagente e di grande valenza politica ed amministrativa, è quello dell’ormai decennale apertura all’esercizio delle attività sanitarie e socio-sanitarie private.
   La scelta, politicamente onerosa, in quanto da abbinare ad un quadro di garanzie e di controlli, tali da assicurare la tutela della salute in una materia così sensibile, ha, di fatto, avviato un consistente numero di attività sanitarie, tradizionali e/o di cosiddette non convenzionali, attualmente in fase espansiva, nella totale ed assoluta abdicazione di ogni forma di indirizzo e    vigilanza dello Stato, per la completa inosservanza della Legge istitutiva e delle successive.
   Ciò è dovuto anche all’impatto di un sistema che è arrivato a considerare la Sanità più un’erogazione di prestazioni economicamente quantificabili, con conseguente abbandono dell’efficienza e dell’efficacia delle cure, che una vera e qualificata attenzione alle reali necessità di salute dei cittadini.
   Il quadro descritto, di sostanziale fallimento politico, arduo da gestire anche in condizioni di abbondanza di risorse finanziarie, entra, chiaramente, ancora più in crisi in presenza di un’insostenibilità della spesa e di un’ingovernabilità del sistema.
   È questa la condizione attuale, in quanto il bilancio consuntivo del S.S.R., per l’anno 2010, presenta una spesa complessiva astronomica per l’assistenza sanitaria e per il servizio socio-sanitario, con l’orizzonte economico delle entrate che conosciamo.
   Non si è mai istituito un Servizio Informativo Sanitario Nazionale.   
   Non ha mai esercitato le funzioni di Legge, e continua a non esercitarle, il Dipartimento, le cui funzioni di proposta e di coordinamento dovrebbero essere il supporto indispensabile all’attività delle Direzioni Generali delle AA.SS.LL. e delle   AA.OO.
   Si è proceduto, in sintesi ed in sostanza, ad una abrogazione silenziosa e, purtroppo, non sufficientemente denunciata e contrastata né dalle opposizioni politiche, né dai sindacati, di una   serie di Leggi che, pur nei loro limiti, erano e sono il punto di partenza di un corretto approccio gestionale ad un sistema complesso, anche con effetti gravi sulla qualità di alcuni servizi e gravissimi sul sistema complessivo di legalità.
   Questa analisi generale dello “status” gestionale della sanità rileva come, tutti i Governi che si sono succeduti, hanno navigato “a vista”.
   In ogni modo, anche ammettendo una volontà di progetto   organico di    revisione e di riforma gestionale del sistema sanitario,    le soluzioni proposte fin qui, risultano altamente improbabili e, comunque, finalizzate sempre  al consenso acritico della    popolazione ed al mantenimento di un sistema di        potere interno,         ormai troppo strutturato per essere messo in discussione in    forma politicamente indolore.
   Emerge quindi il rischio, del tutto evidente e conseguente, di una progressiva aggressione ai valori fondativi di un S.S.N. smontato, pezzo a pezzo, dall’emergenza economica e            dall’irresponsabile politica gestionale.
Occorre, pertanto:
1. Contrastare ogni provvedimento che leda il diritto fondamentale del    cittadino alla salute, nei suoi bisogni sanitari       basilari, riaffermando il      sistema di sicurezza sociale nei suoi     caratteri essenziali di uguaglianza, solidarietà ed equità.
2. Operare scelte politiche di riforma del S.S.N. attraverso    un processo             trasparente di partecipazione democratica,           nell’assoluto rispetto dei valori     fondativi, liberandolo    soprattutto dal condizionamento e dall'interferenza   dell'apparato politico che hanno provocato i guasti peggiori e        recuperando un      rapporto democratico con gli assistiti – utenti.
3. Privilegiare la programmazione come strumento principe           di gestione del progetto e della pianificazione degli obiettivi sanitari, attivando    tutti gli strumenti tecnico-amministrativi    esistenti, progressivamente          adeguandoli, ove necessario, e   coinvolgendo anche le Regioni per una corretta gestione locale del bene salute.
Gli aspetti economici e finanziari del     sistema sanitario in particolare meritano un attento esame in quanto, anche sulla base        della valutazione del Fondo Monetario Internazionale presentano una situazione di aleatorietà e precarietà molto preoccupanti.
Si evidenziano: crescita incontrollata della spesa, crescita   del costo del personale non proporzionata alla crescita necessaria      dei servizi, erosione illegittima del patrimonio finanziario,    impedimento da parte del potere politico di      governare la spesa             sulla base di criteri di razionalità ed economicità .
4. Governare amministrativamente e tecnicamente la Sanità garantendo alle Direzioni Generali delle AA.SS.LL. e delle    AA.OO. la      professionalità e la competenza dei suoi dirigenti,    l’informazione,        l’autonomia, i poteri e la responsabilità di         svolgere il proprio ruolo istituzionale di gestione delle risorse        disponibili senza interferenze ed in ordine ad obiettivi    precostituiti. Ciò, favorendo la collegialità ed il coordinamento e    mediante la piena attivazione degli organismi esistenti o   strutturandone di nuovi, più efficaci e produttivi.
5. Rispettare ed incentivare l’autonomia, la competenza e la          professionalità degli Operatori, rendendoli, nel contempo,        doverosamente       responsabili e partecipi del sistema pubblico in      cui il loro rapporto di lavoro è       inserito, mediante un continuo    coinvolgimento nella gestione come principali      ordinatori di spesa e mediante un corretto sistema di incompatibilità che, però,      non     mortifichi la loro professionalità. (La limitatezza delle            dimensioni del Paese    impone scelte e provvedimenti capaci di          risolvere i problemi dell'esperienza,       della casistica, della      professionalità del personale con la formazione e     l'aggiornamento      costanti, unitamente ai controlli ed alle verifiche periodiche     sulla qualità delle prestazioni).
6. Garantire la qualità ed il controllo delle attività sanitarie e            socio- sanitarie private, non competitive o alternative ai servizi             sanitari e socio-sanitari pubblici, mediante un moderno sistema di        accreditamenti approvati.
7. Regolamentare le attività sanitarie "non convenzionali" a           cui accede    circa il 20% della popolazione, che il sistema   pubblico non può più ignorare,   ma di cui deve garantire comunque       la qualità e la sicurezza.
8. Rendere efficace l’attività pubblica di prevenzione            primaria nell’ambiente di vita e di lavoro, mediante una effettiva        tutela dell’ambiente naturale costruito con applicazione piena ed    adeguata alle Leggi vigenti e con il definitivo varo di tutte le            norme applicative della tutela della salute nei luoghi di lavoro.
9. Tutelare i diritti dei consumatori - utenti nei confronti dei sempre più sofisticati rischi alimentari, investendo risorse in    strutture di controllo e        vigilanza adeguate alla dimensione e    complessità del problema.
10. Rivisitare e riorganizzare i servizi sanitari e socio-sanitari di base,       come colonna portante del sistema sanitario pubblico nei confronti dei bisogni sanitari primari ed effettivo    filtro al livello specialistico, opportunamente calcolato,         dimensionato e programmato allo stato sanitario           del Paese ed            all’effettivo bacino d’utenza di riferimento, rappresentato dal    servizio ospedaliero e specialistico.
Queste analisi e queste proposte di politica sanitaria e di tutela della    sicurezza sociale, aperte ad un processo di   approfondimento e discussione che le possa contestare, definire             ed integrare, suggeriscono, già nella loro sintesi, la necessità di una integrazione di competenze politiche, culturali e professionali.
Rimane, quindi, da definire un nuovo metodo di lavoro che possa affrontare la complessità e la vastità dei temi inerenti la         sanità e la tutela dello        stato sociale, senza le consuete dispersioni e con l’obiettivo di produrre in         tempi accettabili un progetto complessivo di riordino ed indirizzo.
Il Sindaco, all'interno del proprio Comune, è il principale responsabile sanitario, ciò nonostante, il funzionamento del Servizio Sanitario è sempre stato evulso, nei fatti, dal suo controllo.
La nostra proposta è che i Consigli Comunali diventino parte attiva e competente, insieme alle altre istituzioni preposte, nelle scelte e nella programmazione sanitaria all'interno dei Comuni e, se del caso, utilizzare lo strumento dei poteri sostitutivi sindacali, per le inefficienze del Servizio Sanitario che può causare gravi danni ai cittadini-utenti.

PROPOSTA DI ISTITUZIONE DEL DIFENSORE CIVICO DELLA SALUTE

Il Difensore Civico della Salute, nell’ambito del territorio comunale, è colui al quale potrà rivolgersi, senza formalità alcuna e gratuitamente, ogni persona, sia italiana che straniera, per tutelare il proprio diritto ad una buona salute fisica, psichica e sociale.
La definizione di salute non è ovvia e non può limitarsi al criterio negativo dell’assenza di malattie.
Di conseguenza, il malato non è solo chi è affetto da patologie psico-fisiche.
Una definizione molto nota di salute, tratta dal preambolo dell’Atto Costitutivo dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) del 1948, è la seguente: “La salute consiste in uno stato di perfetto benessere fisico, psichico e sociale e non soltanto nell’assenza di malattie o infermità”.
Questa definizione rappresenta un primo approccio assolutamente innovativo e moderno del concetto di salute che deve comprendere, per essere tale, tre aspetti fondamentali della condizione umana: benessere fisico, psichico e sociale.
Pur tuttavia, questa impostazione offre il fianco a qualche critica: il benessere ha sempre una connotazione soggettiva, la salute non è una condizione statica ma dinamica, il benessere sociale non ha nulla a che fare con la salute, anche intesa in senso lato; mentre l’integrazione sociale dell’individuo e le sue correlazioni con l’ambiente naturale e sociale rappresentano indubbiamente fattori di grande rilevanza per la salute.
Per questi motivi propongo la seguente definizione di salute che, pur derivando da quella citata, ne elimina o ne amplia i termini contestati:
“La salute dell’individuo è una condizione di armonico equilibrio funzionale psico-fisico integrato nel suo ambiente naturale e sociale”.
Di qui una particolare tutela dello Stato.
Negli ultimi anni si è verificato un invecchiamento progressivo della popolazione italiana per l’allungamento della vita media e la diminuzione della natalità.
Pertanto, mediamente: gli uomini vivono fino a 76,3 anni, le donne fino a 82,4 anni, i figli sono 1,2 per famiglia.
Negli adulti le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte, la seconda sono i tumori.
Le malattie respiratorie sono la terza causa di morte, in calo soprattutto grazie alla diminuzione del fumo.
Le malattie degli organi della digestione colpiscono maggiormente i maschi, tuttavia la mortalità negli ultimi 5 anni si è ridotta del 10% nei maschi e solo del 4% nelle femmine.
Le malattie degenerative del sistema nervoso centrale (Parkinson ed Alzheimer) sono in aumento a causa dell’allungamento della vita.
I disturbi mentali sono sempre più diffusi nella popolazione in generale ed in tutte le fasce d'età.
L'ansia, con tutte le sue manifestazioni, colpisce il 15% della popolazione.
Le malattie infettive e parassitarie in generale si riducono sempre di più grazie al miglioramento delle condizioni igieniche ed alla diffusione delle vaccinazioni.
Diminuisce il numero di nuovi casi di AIDS conclamata perché le nuove cure farmacologiche hanno prolungato a 5 anni il tempo di latenza della malattia.
Si ampliano, però, i serbatoi d'infezione: aumentano i casi di trasmissione sessuale (sia omo che etero) mentre diminuiscono le infezioni tra i tossicodipendenti.
Quindi, diventa sempre più prioritario limitare i comportamenti a rischio.
La mortalità, se si esclude l'AIDS che si concentra nei giovani, colpisce soprattutto le persone più anziane, che sono le più deboli.
Un sistema sanitario che garantisca il diritto fondamentale dell’individuo alla salute, riaffermando un sistema di sicurezza sociale, nei suoi caratteri essenziali di uguaglianza, solidarietà ed equità, deve garantire i seguenti diritti del malato:
1. Diritto al tempo minimo necessario (prenotazioni) per ottenere la diagnosi e la terapia.
2. Diritto a vedere riconosciuta la sua specificità derivante dall'età, dal sesso, dalla nazionalità, dalla condizione di salute, dalla cultura e dalla religione ed a ricevere di conseguenza trattamenti differenziati a seconda delle diverse esigenze.
3. Diritto all’informazione ed alla documentazione sanitaria di cui necessita.
4. Diritto a curarsi senza alterare, oltre il necessario, le sue abitudini di vita.
5. Diritto alla sicurezza per evitare, in caso di ricorso al sistema sanitario, ulteriori danni causati dal cattivo funzionamento delle strutture e dei servizi.
6. Diritto ad avere il sostegno dei propri familiari e questi, a loro volta, il sostegno dello Stato.
7. Diritto, in base alla doverosa informazione ricevuta e fatte salve le prerogative dei medici, a mantenere una propria sfera di decisionalità e di responsabilità in merito alla propria salute ed alla propria vita, anche con riferimento alla tutela della privacy.
8. Diritto ad avere dal S.S.N. la certezza dell’uniformità e della qualità del trattamento sanitario necessario, a prescindere dal soggetto erogatore e dalla collocazione geografica ed a non essere vittima di conflitti professionali e/o organizzativi, di cambiamenti repentini delle norme e della discrezionalità nella interpretazione delle leggi e delle circolari.
9. Anche se condannato dalla malattia, diritto a trascorrere l'ultimo periodo della vita conservando la propria dignità, soffrendo il meno possibile e ricevendo la massima attenzione ed assistenza.
10. Diritto alla risarcibilità direttamente dal SSN dell’eventuale danno alla salute subito.
Il Difensore Civico della Salute deve assumere il preciso impegno di garantire i diritti dei malati psico-fisici e dei loro familiari.
Ciò, prevalentemente, mediante quattro attività:
•             la prima volta a dare indicazioni al potere legislativo per promulgare nuove e corrette leggi in materia di sanità o per correggere quelle già esistenti;
•             la seconda quale supporto programmatico, propositivo e correttivo per tutti i soggetti pubblici e/o privati che gestiscono strutture sanitarie o che partecipano, a qualsiasi titolo, al funzionamento del sistema sanitario nazionale;
•             la terza come centro studi per il controllo e la valutazione dell’incidenza epidemiologica delle patologie, della prevenzione sanitaria - dei lavoratori - e dei consumatori, dell’ecologia e dell’igiene con impatto sulla salute pubblica, dell’efficienza e dell’efficacia delle prestazioni sanitarie erogate, della corretta ed uniforme gestione delle strutture sanitarie pubbliche e private, delle capacità e dell’aggiornamento professionale del personale amministrativo, sanitario e parasanitario impegnato dal S.S.N., della corretta ed uniforme distribuzione dei servizi sanitari su tutto il territorio nazionale in relazione alle reali esigenze;
•             la quarta mirata al diretto servizio delle “ingiustizie vissute” dai cittadini mediante un supporto logistico ed operativo che fornisca informazioni adeguate, indichi i reali diritti in base alle normative nazionali e regionali vigenti, si faccia carico di tutelare, in tutte le sedi stragiudiziarie, le giuste istanze dei cittadini bisognosi di assistenza sanitaria e ne supporti, con opportuni criteri di valutazione, la richiesta di risarcibilità di eventuali danni alla salute subiti dal S.S.N. con implicazioni anche sugli impedimenti economici e sociali causati dal fatto lesivo.
In conclusione, il Difensore Civico della Salute dovrà compiere un lungo cammino, accidentato ed irto di problemi e difficoltà, per attuare compiutamente il diritto alla salute dell’individuo.
Proprio questo motivo le energie, le capacità, la professionalità, le conoscenze, l’impegno e la volontà del Difensore Civico della Salute e dei Suoi collaboratori, rappresenteranno il perno principale su cui si accentrerà la sfida di giungere finalmente ad un Sistema Sanitario che garantisca salute e benessere a tutti i Cittadini.
Per poter svolgere al meglio la propria attività, il Difensore Civico della Salute dovrà interagire con tutte le Associazioni e/o le Organizzazioni che operano nel settore sanitario a vario titolo.

LA NOSTRA BELLA NAPOLI

Napoli, tanto bella, quanto triste. Come ti hanno ridotto! Tra immondizia, camorra, inciviltà e disoccupazione. Ti hanno umiliato, offeso la tua storia, la tua gloria, offuscato il tuo naturale splendore paesaggistico, hanno reso nauseabondo quel profumo unico che ti faceva riconoscere, fatto di odore di mare, di terra, di sole. Hanno reso sterile la terra più fertile al mondo, hanno umiliato la saggezza, la cultura, la sapienza del tuo popolo. Ogni occasione è buona per fare notizia, per denigrarti e nessuno si offende, sembra quasi che ci siamo tutti arresi, assuefatti a questo andazzo. Tutto è diventato normalità. Cara Napoli, io non ce l'ho con te, e forse non ce l'ho neanche tanto con i delinquenti, fanno parte della vita, non ce l'ho con i nostri governanti, nè quelli di destra, nè quelli di sinistra, perchè non è merito loro se li abbiamo eletti, ma è colpa nostra se non siamo capaci di mandarli via. Io ce l'ho con la gente che vende il proprio voto, che da il voto a persone incapaci per il solo motivo che quando "saliranno" potranno aiutarli ad ottenere quello che non gli spetta di diritto, io ce l'ho con le persone normali che non hanno più la forza di reagire. Sono più di 2000 anni che i napoletani si aspettano sempre che qualcun altro faccia qualcosa al posto loro e per loro, ma quand'è che ci riprenderemo il diritto di decidere noi di che morte dobbiamo morire o di che vita dobbiamo vivere? Dobbiamo sempre aspettare che qualcuno si impadronisca delle nostre sorti e ne faccia le sue fortune o a fasi alterne le proprie disgrazie? Forza napoletani, fate un piccolo sforzo, un colpo di reni, uno scatto di orgoglio. Riprendiamoci la nostra bella città, riprendiamoci l'orgoglio di essere napoletani, di essere meridionali, non facciamo dire di noi che siamo solo camorra, pizza, mandolino e pulcinella.